venerdì 14 dicembre 2012

Lezione 25 - Tipi di narrazione e narratore

Eccomi qui, dopo una lunga assenza, con una nuova lezione.
Oggi parliamo di narrazione e narratore. Cominciamo schematicamente dalla prima.
La narrazione può essere di due tipi:


  • Narrazione in prima persona: il protagonista è anche il narratore. Quindi è lui stesso che racconta: "Ero molto agitata, così andai a sciacquarmi la faccia in bagno, tentando di calmarmi". 
  • Narrazione in terza persona: il narratore e il protagonista sono due persone diverse. Quindi c'è colui che racconta e colui che agisce. Spesso colui che racconta non è identificato (esterno. Vedi oltre): "Era molto agitata, così andò a sciacquarsi la faccia in bagno, tentando di calmarsi".


Come ulteriore sottospecie per identificare i tipi di narrazione possiamo parlare in questa sede anche del tempo della narrazione. Solitamente si sceglie di usare uno dei due seguenti tempi:


  • Narrazione al passato remoto: "Egli andò in cantina e bevve il vino / Andai in cantina e bevvi il vino"
  • Narrazione al presente: "Va' in cantina e beve il vino / Vado in cantina e bevo il vino"

Ora, a seconda del tipo di narrazione che si sceglie, si avrà anche un narratore di tipo diverso. La prima domanda da farsi è la seguente: "Il narratore è interno o esterno?". Si ha un narratore interno quando è o il protagonista o un personaggio interno alla storia a raccontare gli eventi. Quindi li vive direttamente. Si ha, invece, narratore esterno quando non si conosce chi parla. Spesso avviene nei romanzi scritti in terza persona: qualcuno racconta, ma non è una persona identificata, non si sa chi è.
Il narratore esterno, inoltre, è spesso onnisciente, ovvero segue gli eventi, ma è come se già conoscesse tutto della trama, dall'inizio alla conclusione. Il narratore esterno onnisciente è quello più usato nella letteratura odierna, quello che più si adatta alla, per così dire, moda letteraria di oggi.
Infine, per completare il discorso (sperando di non aver dimenticato nulla) è d'obbligo parlare della cosiddetta focalizzazione. Ne esistono tre tipi:

  • Focalizzazione interna: il lettore è legato alle informazioni fornitegli da un solo personaggio. Ovvero vede tutto attraverso gli occhi di quel preciso personaggio, protagonista o meno che sia. Questo tipo di focalizzazione è più comune nelle narrazioni in prima persona (in cui il personaggio preso in esame è sempre lo stesso, quello che narra), ma non è detto che non si possa adattare alla terza, con un narratore esterno.
  • Focalizzazione esterna:  il lettore è puro testimone. Non prende il punto di vista specifico di un personaggio, mai. Il lettore osserva la situazione in generale, come nell'inquadratura esterna ai personaggi nella scena di un film. Questo tipo di focalizzazione, ovviamente, si può adattare solo ed esclusivamente con un narratore esterno.
  • Focalizzazione zero: si ha una situazione simile alla focalizzazione esterna. La differenza sta nel fatto che il lettore conosce tutto, attraverso la narrazione quindi di un narratore esterno onnisciente. Tornando all'esempio dell'inquadratura cinematografica, è come se la scena passasse in rassegna, oltre che la situazione generale oggettiva, anche i pensieri e le tattiche elaborate dalle menti di tutti i personaggi. Il lettore quindi sa TUTTO. non solo cosa sta accadendo, ma i pensieri dei personaggi e i loro punti di vista.

Sono consapevole del fatto che capire questi argomenti di primo impatto è praticamente impossibile. Ci vogliono pratica e soprattutto esempi concreti. Spesso si tratta di nozioni che conosciamo già, inconsciamente, in quanto lettori. E che magari non ci rendiamo nemmeno conto di distinguere. Ma le differenze ci sono, credetemi.
Detto questo, solitamente un autore sceglie un suo metodo e tende a mantenerlo. Quindi è molto probabile che il modo che sceglierete per scrivere il primo racconto, sarà quello che preferirete anche in futuro.


sabato 17 novembre 2012

Lezione 24 - L'importanza degli antagonisti

Ah, lo so, LO SO! Sono assenteista! Ma dovete capirmi: tante cose nuove per me e tutte in una volta sola. L'Università, gli esami che si avvicinano, il vivere fuori casa per metà settimana, il tamponamento di ieri sera in tangenziale (tranquilli, sia io che la Fiestina siamo vivi e vegetiamo). Insomma, è un po' un bordello. MA Arte ora è qui, non disperate. Lezioncina per farvi vedere che ci sono ancora! (ricordo a tutti che se volete avere gli ultimi aggiornamenti vi conviene seguirmi su facebook... e se non avete facebook, ISCRIVETEVI!)

Dunque, dunque, oggi andiamo a parlare degli antagonisti. Poveracci.
No, non avete capito male: poveracci! Già noi scrittori tendiamo a trattare malissimo i personaggi principali (a loro accade di tutto, la sfortuna sembra seguirli come una nuvola di Fantozzi... ma questo è comprensibile: altrimenti non ci sarebbe trama!). Ma l'antagonista ha una sorte ancora peggiore: spesso viene del tutto ignorato.
Una delle cose che odio di più in un libro è proprio questa: vedere un antagonista che c'è solo idealmente. Non appare mai, è lì semplicemente per essere cattivo, e nei casi più estremi sembra persino non avere un motivo valido per fare ciò che fa. Gli scrittori infatti spesso partono dal presupposto che, in certi generi, il cattivo DEVE esserci, ed è naturale che ci sia, quindi può essere tranquillamente lasciato al suo destino, riservando quindi al protagonista troppi meriti e troppa attenzione. Alla fine, spesso, si pecca poi di ingenuità: uno scrittore messo nell'angolo nella ricerca della MOTIVAZIONE del suo antagonista, di solito se ne esce con: vendetta, pazzia omicida, voglia di distruggere il mondo per ricrearlo, e infine il peggiore, il "perché sì. Lo fa perché è cattivo".
Bene, oggi io sono qui per gridare un solenne e tonante NO!
Ma, nella vita reale, vi sembra normale che qualcuno faccia del male solo per essere cattivo? D'accordo, esistono casi estremi, ma in un libro, che ripeto deve sempre basarsi sulla verosimiglianza, non si può sempre giustificare tutto con la pazzia e la crudeltà immotivata. Anche nei crimini più scellerati, qualcosa a monte di solito c'è: uno che uccide una persona, spesso lo fa per non farla parlare, o per toglierla di mezzo perché intralcia qualche movimento dell'assassino; non per il semplice fatto di ucciderla! Magari poi può essere così cattivo da divertirsi a uccidere, ma qualcosa che fa partire tutto, accidenti, DEVE esserci. A maggior ragione se l'antagonista vuole distruggere il mondo intero... dovrà pur averlo uno scopo, no? Magari che si differenzi dal solito, già citato, "ricostruiamo il mondo perché ora come ora è troppo squallido".
E poi ripeto, tutti i crimini hanno un motivo! Un uomo violenta una donna per sfregio. Un terrorista fa saltare in aria una scuola per ragioni politiche o religiose... è OVVIO che ciò è sbagliato, ma siete scrittori, o no? Abbiate un minimo di fantasia! Create una storia dell'antagonista! Motivatelo! Differenziatelo dagli altri antagonisti di miliooooooooooooni di libri sugli scaffali di una libreria!
Per esempio, Hannibal Lecter non diventa "The Cannibal" perché ne ha voglia. Lo diventa dopo che la sorellina viene uccisa. Si tratta sempre di vendetta, uno dei motivi più vecchi del mondo e che, se non opportunamente elaborato, diventerebbe cliché... eppure c'è una storia soddisfacente dietro a questo personaggio! Come vedete basta poco ad inventarsi qualcosa e a costruire la psicologia dell'antagonista.
Vi prego, smettete di creare l'antagonista in funzione della trama. PRIMA viene il cattivo, poi la trama. Prima deve avere un motivo per fare ciò che fa, una logica quantomeno UMANA, e infine deve apparire nel libro! Non può essere di quelli che si vedono solo alla fine del libro per essere uccisi (sì perchè il cliché del cattivo che spunta fuori solo per la battaglia finale, ed ovviamente soccombe, direi che sa un po' di vecchio). Non costruitelo "perchè serve", costruitelo "perchè è un personaggio". Sì, è un personaggio, quindi trattatelo di conseguenza! Anche lui merita attenzione. Altrimenti ne perde tutto il libro.
Anche perché, ammettiamolo, il Kattivo Kattivissimo non inganna più nessuno. Si è visto troppe volte, soprattutto nei libri Fantasy. Guardate "Il Signore degli Anelli": è stato il PRIMO in assoluto, e aveva un cattivo non presente e non giustificato. Però a Tolkien mi sento di perdonarlo (era il primo, appunto, e inoltre è talmente dettagliato in tutto il resto che quasi ci si dimentica di quella mancanza). Ma ora basta seguire quell'orma! Fate qualcosa di originale! Date un senso all'antagonista. Anzi, di più: l'antagonista dovrebbe essere protagonista alla pari del personaggio principale. Cioè addirittura più protagonista dei coprotagonisti! Non è assolutamente un personaggio secondario: lui è l'altra parte, il polo opposto della trama. Dategli ciò che gli spetta!

lunedì 29 ottobre 2012

Lezione 23 - La consecutio temporum

Per quelli di voi che non lo sapessero la consecutio temporum (tradotto dal latino: concordanza dei tempi) è il meccanismo per il quale si rispetta la concordanza dei tempi tra proposizioni subordinate e principali, secondo regole di anteriorità, posteriorità e contemporaneità. Detto alla spicciola, all'inizio di una storia si sceglie un tempo e poi lo si mantiene per il tutto il resto dello svolgimento, fino al punto finale. Vale a dire che se scelgo il classico passato remoto all'inizio della storia, lo devo poi mantenere SEMPRE e COMUNQUE. Non bisogna mai cambiarlo e trasformarlo, magari, in un presente, un imperfetto, un passato prossimo etc... (salvo, ovviamente, nei dialoghi diretti).
Beh, facile! direte voi. Pare. Ma in realtà non sempre è così semplice mantenere la consecutio temporum. Già perché ci sono dei casi in cui diventa difficile stabilire quale sia la forma verbale giusta da utilizzare (a volte mi blocco anche io a pensarci, quindi è qualcosa che va' oltre la conoscenza dell'Italiano, è un ragionamento logico che alcuni attuano come se niente fosse e altri invece fanno più fatica a capire). Ma prendiamo un esempio, per rendervi più chiaro il tutto. Ad esempio, se io dico:

La farfalla volò aggraziata sopra un fiore, e pensò che quando volerà sul fiore successivo, chiamerà a sé le sue amiche farfalle per divertirsi insieme a lei. 

Questa frase, così scritta, è ovviamente sbagliata. Perché? Beh, vi sembrerà strano, ma molti non se ne rendono nemmeno conto. Ma ve lo spiego io: questa frase è sbagliata perché non viene rispettata la consecutio temporum. Infatti qui viene usato un passato remoto... ma per fare frasi al futuro con il passato remoto bisogna usare non il futuro semplice, ma il congiuntivo trapassato e il condizionale passato, a seconda del grado di posteriorità rispetto al passato remoto in cui ci troviamo. Quindi la frase diventa:

La farfalla volò aggraziata sopra un fiore, e pensò che quando fosse volata sul fiore successivo, avrebbe chiamato a sé le sue amiche farfalle per divertirsi insieme a lei.

E se pensate che questa frase sia già abbastanza complessa... sappiate che ne esistono di veramente impossibili. Ah, beata lingua italiana! Ci sarà un motivo per cui è considerata dagli stranieri una delle più difficili lingue da imparare.
Ora, tutto diventa più semplice da capire se si è studiato il Latino (alla faccia di quelli che pensano che non serva a nulla). Già, perché il Latino è la lingua madre dell'Italiano, ma allo stesso tempo è molto più logico e ha regole ferree. Sotto certi aspetti è anche più semplice da studiare e da imparare. Mentre per l'italiano, beh, ammettiamolo, spesso bisogna andare "a sentimento". Quindi sì, non lo nasconderò: chi sa il latino ha molte meno difficoltà a mantenere la consecutio temporum anche nelle frasi italiane. Quindi consideratevi fortunati se uscite da un Liceo.
Comunque ho trovato un link abbastanza carino a proposito di questo argomento. Basta che clicchiate qui e leggiate se siete interessati. Se invece siete tra quelli a cui questo procedimento viene naturale e non avete bisogno di regole, vuol dire che siete come me, ovvero ESTREMAMENTE fortunati, almeno sotto questo punto di vista.



mercoledì 3 ottobre 2012

Lezione 22 - Proteggersi dal plagio

Salve a tutti! In attesa del video in caricamento, vi delizierò con una lezioncina nuova di zecca.
Dunque, oggi si parla di plagio. In questi giorni ne ho parlato fin troppo in via privata, quindi ho avuto l'idea di scrivere pubblicamente, una volta per tutte, quali sono i metodi per proteggere la propria opera dai malintenzionati. I metodi sono principalmente due:

  • Iscrivere la propria opera alla SIAE
  • Metodo dell'auto-invio

Il primo è un metodo sicurissimo ma costoso. Non so quanto, ma comunque si parla di numeri con più di due cifre (annuali)... e di questi tempi è davvero troppo, credo per molti di voi. Quindi, se non volete aprire un mutuo, vi rimane solo il secondo metodo, che è SICURO, nonostante sia decisamente meno professionale. L'auto-invio consiste nell'auto-inviarsi, appunto, la propria opera via posta. Non conta molto il metodo... sarebbe bene fare una raccomandata con ricevuta di ritorno, ma non è obbligatorio. Anzi, in realtà basta semplicemente il timbro postale apposto sull'apertura della busta, perché è quello ad avere valore legale. Quindi datemi retta: presentatevi in posta e chiedete il metodo più economico per spedirvi il plico. E quando vi arriva, ATTENZIONE A NON APRIRLO, altrimenti il timbro postale perde ogni valore legale e dovrete rifare tutto daccapo. Conservate, quindi, il plico del tutto integro, e sperate solamente che non ci sia mai bisogno di aprirlo. 
Vi do un altro piccolo consiglio: se non volete stare a stampare tutto il libro in formato cartaceo, potete anche auto-spedirvi un CD con sopra il file in formato sola lettura. Anzi, potrebbe anche tornarvi utile, perché se usate la firma elettronica, sappiate che pure quella può servire da prova in un eventuale processo per plagio. Il rischio nel seguire questo metodo sta nel fatto che, sicuramente, un CD è più deperibile dei fogli di carta... quindi semplicemente a voi la scelta.
Ricordatevi, inoltre, che questo metodo vi copre dal plagio per una certa percentuale di opera. Ovvero, se voi avete intenzione di modificare l'opera dopo esservela spedita POTETE FARLO, senza bisogno di rifare tutto il procedimento sopra descritto, perché sarete comunque coperti. Ovviamente si deve trattare di modifiche limitate: la linea generale della trama deve rimanere la stessa, sempre. Quindi il mio semplice consiglio è: inviatevi il materiale almeno alla seconda stesura, quando insomma sarete sicuri che la vostra storia rimarrà pressapoco invariata. Dopo l'invio concedetevi solo correzioni grammaticali o comunque poco importanti, per andare sul sicuro. Oppure se proprio dovrete cambiare molto la vostra opera, siate disposti a ripetere il procedimento di invio, che rimane comunque molto più economico di un'iscrizione alla SIAE.
Questo procedimento, ovviamente, vale per tutto ciò che riguarda opere artistiche: se siete cantautori vi invierete il CD con le canzoni, se siete inventori vi invierete i progetti etc...

Infine, permettetemi di rassicurarvi: è altamente improbabile che possiate incappare da esordienti in un processo di plagio. In ogni caso, per andare sul sicuro, difendersi non è mai sbagliato... e se ancora non siete sicuri, beh, tenetevi la vostra opera per voi e fatela leggere (a proposito della scorsa Lezione 21) solo a coloro di cui davvero vi fidate. Attuate questi piccoli accorgimenti, cioè prudenza e protezione, e vedrete che non avrete problemi di nessun genere.

martedì 18 settembre 2012

Aggiornamento - Arte on FB

Aggiornamento, poco importante, ma pur sempre un aggiornamento!
Arte parla di Arte su facebook si è ingrandito molto (ora ospita anche la sezione "Our Works", dove gli esordienti possono pubblicare brevi brani e ricevere critiche spassionate e, soprattutto gratuite, sia da me che dagli altri lettori). Per questo ho deciso di dedicare a questo Social Network un'intera pagina, col pulsante "mi piace" che permette a coloro che ancora non sono fan di diventarlo in brevissimo tempo, e poi la mini-bacheca con le notizie pubblicate in tempo reale, e infine la sintesi di coloro che già sono fan della pagina. Che aspettate? Siamo già in 72, mettete mi piace anche voi! E aiutate Arte a crescere e a portare la buona novella in tutto il mondo!

giovedì 13 settembre 2012

Lezione 21 - Far leggere il libro a terzi

In questo periodo sono in vena di lezioni, gente!
Allora, mi sono accorta girovagando per il web che molti neo-scrittori si vergognano a far leggere ciò che scrivono. A tutti intendo: amici e parenti in primis, con gli sconosciuti va un po' meglio ma la pudicizia rimane in ogni caso. E in effetti posso capirli: far leggere qualcosa di proprio è un po' come aprire l'anima agli altri. Con amici e parenti è più difficile perché si ha paura di dare un'impressione sbagliata ai loro occhi, oppure perché si crede che le persone a noi più vicine possano avere troppe aspettative.
Insomma, quale che sia il motivo, non sapete quante volte mi sono sentita dire: "Farlo leggere ad altri? Ma scherzi? Mi vergogno troppo!". Ebbene, non c'è niente di più SBAGLIATO!
Allora, se scrivete solo per voi stessi e non avete nemmeno un minimo di voglia di ricevere dei complimenti o arrivare alla fama, vabbè, ritiro tutto. Ma io SO che non è così. Io SO che a tutti gli scrittori piace sentirsi dire che sono bravi. Io SO che nessun esordiente, anche il più pudico che esista, direbbe di no ad una pubblicazione. Perché in realtà noi non scriviamo (solo) per noi stessi: noi scriviamo anche per gli altri. Sempre. Altrimenti che senso avrebbe sforzarsi di migliorare lo stile? Che senso avrebbe scrivere bene per cercare di essere chiari agli occhi degli altri? Se scriveste solo per voi stessi, tanto varrebbe scrivere un diario; se scriveste solo per liberare la fantasia, tanto varrebbe disegnare o ancora meglio, tenersi tutto dentro, immaginare e basta. Invece voi mettete nero su bianco perché in fondo volete diffondere ciò che pensate. Solo che al momento di far leggere ad altri, giustamente, vi viene un po' d'ansia.
Quello che voglio che capiate, però, è che è normale, e che bisogna categoricamente vincere questa paura. E prima si sconfigge, meglio è per voi. Se continuate a covarla vi impedirà di far leggere qualsiasi cosa a qualsiasi persona, amico, parente, o EDITORE. La paura vi potrebbe realmente bloccare ancora prima che iniziate a partecipare. E non dovete permetterglielo!
Allora, i miei consigli sono semplici. Se avete questa paura l'unica cosa da fare è prendere coraggio, ingoiare il rospo, e buttarsi! Scegliete la persona che più vi aggrada, meglio se la conoscete di persona. Potrebbe essere un amico appassionato di lettura, o una persona comunque di cui vi fidate. Dategli il pezzo che volete fargli leggere. Anche breve per iniziare. Dopodiché non pensate, e intendo letteralmente: niente viaggi mentali, niente timori, niente di niente! Solo la pura e semplice oggettività: "Adesso glielo faccio leggere. Punto e basta". Non pensate che possa non piacergli: se è un vero amico, gli piacerà. E se per caso non dovesse avere successo... e chi se ne importa! Incassate il colpo, o meglio, fatevi dare dei consigli per migliorare e la prossima volta andrà meglio.
Un altro buon metodo per vincere la paura è non conoscere chi sarà il vostro recensore. Ci sono siti appositi, se non avete problemi di copyright, come EFP per le fanfiction. O, ancora, io spesso uso il forum ufficiale di Licia Troisi, Lands & Dragons, che ospita una sezione apposita in cui si possono inserire i propri pezzi per poi ricevere commenti e consigli del tutto neutri e spassionati. Ma questi non sono gli unici siti, io vi ho citato solo quelli che conosco io. Ce ne sono centinaia, basta che scegliate quello che più vi aggrada. E' anche questo un buonissimo modo per vincere la paura: vi assicuro che al primo complimento che vi faranno sarete già molto più sicuri di voi stessi.
Insomma, abbiate il coraggio di vincere questa paura! Anche perché far leggere il libro a terzi è molto importante anche in vista di una pubblicazione: loro noteranno gli errori che voi non vedete, vi diranno cosa secondo loro non va... insomma, miglioreranno il vostro lavoro.E migliore è il lavoro, più probabilità avete di venire scelti da un editore. Quindi mettetevi in questa prospettiva: se volete andare avanti, i lettori vi servono. E prima cominciate, meglio è. Forse non vi abituerete mai del tutto, un po' di ansia rimarrà sempre, ma a lungo andare riuscirete a rispondere "sì" ad ogni persona che chiederà il vostro libro/racconto in lettura. Fidatevi di me, non ve ne pentirete. Parola di Arte!


venerdì 7 settembre 2012

Lezione 20 - Precisione!

Ehilà! Dopo le vacanze, finalmente eccomi con una mini lezione nuova nuova.
Allora, oggi si parla di precisione. Sì. Cosa intendo? Intendo l'essere chiari su ciò che si vuole dire tutte le volte che si scrive. Già perché a volte mi capita di leggere brani imprecisi: mi faccio un'idea mentale di ciò che sta accadendo e all'improvviso l'autore inserisce un particolare che fa cambiare tutto.
Mi è capitato ultimamente leggendo un pezzo brevissimo, e devo dire scritto molto bene. Si parlava di due personaggi che lottavano. La vittima era una donna, e questo era chiaro fin dal principio. Ma fino a metà testo ero convintissima che l'aggressore fosse un uomo, lo avevo dato per scontato, non essendoci su di lui informazioni precise. Invece era una donna, e io ho dovuto cambiare l'immagine mentale che mi ero fatta fino a poco prima. Il che è profondamente sbagliato.
Ora, nel testo in questione non era nulla di grave, assolutamente. Bastava aggiungere due o tre parole, e in ogni caso si vedeva che era un pezzetto scritto di getto, quindi non merita alcuna critica. No, l'ho usato come esempio per parlare degli episodi VERAMENTE gravi: mi è capitato di leggere racconti lunghi, anche libri in cui l'imprecisione portava il lettore a dover cambiare ciò che si era immaginato a racconto inoltrato. Questo è profondamente sbagliato, perché interrompe la narrazione. Mai, mai interrompere! Il lettore deve uscire dal racconto solo quando lo vuole LUI, non quando lo decidete voi.
Quindi, mi raccomando, precisione fin dall'inizio! Riportare ad esempio una caratteristica di un personaggio ormai conosciuto solo molto dopo tempo può indurre quest'effetto, far pensare al lettore "Ah, ma allora prima...".
Insomma, siate coerenti! Fate capire subito ciò di cui volete parlare, perché cose che per voi sono scontate non lo sono per il lettore. Voi dovete costruirgli tutto, o almeno tutto ciò che è essenziale e importante. Guai a dimenticare particolari importanti, potrebbero far fraintendere al lettore l'intera opera.
Ovviamente ci sono anche occasioni in qui questo è voluto, ad esempio quando si creano i colpi di scena. Ma vi assicuro che un lettore sa distinguere tra un colpo di scena e una dimenticanza. Quindi lo ripeto: siate precisi fino all'inverosimile! Tutto ciò che ritenete banale o scontato, nel dubbio, ditelo! Poi, come dico sempre, si farà sempre in tempo a togliere, nel caso servisse.


martedì 21 agosto 2012

Video - Recensione "Il Gatto che venne dal Freddo"

Ed ecco a voi la seconda recensione! Buona visione!
Ovviamente condivisioni, voti, commenti sono graditissimi!



venerdì 17 agosto 2012

I personaggi fanno QCCV

Quel Cavolo Che Vogliono! Esattamente. QUEL CAVOLO CHE VOGLIONO!
Lo scrittore crede di essere una sorta di dio creatore... non è vero. Sono i personaggi che decidono come va a finire la storia, che noi sgangherati autori vogliamo ammetterlo o meno. Sono LORO a decidere, LORO a farti scrivere ciò che vogliono. E ci illudiamo ancora di avere il potere... tsé! Il potere non l'abbiamo mai avuto, meno che mai scrivendo, anche se era il campo in cui credevamo di poter fare il bello e cattivo tempo. Non mi credete? Muahahahahah, poveri illusi! Prima o poi ve ne accorgerete. Ve lo garantisco.

Ok, dopo questa prefazione che anche io stento a capire... buondì signori!
Oggi mi sento particolarmente in vena di scrivere. Di uscire no, di farmi una vita sociale nemmeno... di scrivere sì. Ed è una buona notizia.
In realtà però non posso farlo. Già perché... teniamomi forte... HO FINITO IL MIO LIBRO!
Lo so, lo so, alcuni di voi ne erano già al corrente. Ma dovevo dare la notizia anche qui. Ho finito il mio libro. Del tutto, intendo (anche la correzione che mi è costata quasi un anno di lavoro, maledetta scuola!). La buona notizia è che entro la fine della prossima settimana dovrei essere riuscita a contattare almeno una decina di case editrici... e vi dirò: ho una buona sensazione a riguardo! Non so come mai ma, almeno sotto questo aspetto, sono piena di ottimismo! A dire il vero mi preoccupo solo per quelle case editrici che hanno richiesto l'intero manoscritto... davvero vogliono farsi spedire un pacco da 3 quintali? Mmm... peggio per loro.
Per il resto, tutto procede monotono. Ultimamente poi fa un caldo... colpa dell'anticiclone mio omonimo, che se ne andrà dall'Italia esattamente il giorno 25, quando cioè io partirò per il mare. Dite che prenderò l'acqua?   Io dico di sì. Sono anche in tenda, quindi ci sarà da divertirsi!
Per il secondo video, invece, dovrete aspettare ancora pochino: quell'incompetente di Pinnacle Studio non mi aveva salvato il progetto (sì, capitano tutte a me) ma ora ho rimediato e devo giusto adesso iniziare il caricamento.
Quindi che dire... tutto procede! E io sono felice di questo.
Ciao ciao, ci si vede alla prossima lezione!

domenica 12 agosto 2012

Lezione 19 - I pensieri

Premetto subito che questa lezione non è da prendere per oro colato. Qui più che mai si parla di gusti personali. Non andrò quindi a denunciare cosa è sbagliato e cosa è giusto... vi dirò solamente la mia opinione, e voi vi regolerete di conseguenza.
Dunque, esistono due tipi di pensieri:


  • Pensieri diretti: quelli posti tra virgolette, proprio come un discorso diretto. La differenza sta nel fatto che si tratta sempre di un pensiero, quindi gli altri personaggi non vengono resi partecipi:
"Che bella giornata!" pensò Gertrude. 

  • Pensieri indiretti: quelli riportati dal narratore senza seguire per filo e per segno le parole del pensiero del personaggio:
Gertrude pensò che forse una bella giornata. 



Io preferisco di gran lunga il secondo metodo. Raramente, infatti, gradisco vedere riportati i pensieri di un personaggio, soprattutto se il personaggio sta parlando a sé stesso. Odio vedere scritto, ad esempio:

"E se facessi una passeggiata? Il tempo è proprio bello!" pensò Gertrude.

 A dire il vero non so perché, forse mi dà semplicemente l'idea di entrare troppo nel personaggio, ed è qualcosa di irreale. La narrazione indiretta, invece, riporta i pensieri mediante la voce del narratore esterno, quindi mi sembra più realistico. 
Detto questo, comunque, rimane il fatto che preferire i pensieri diretti o indiretti è qualcosa di strettamente personale. Esistono autori molto famosi che usano i pensieri diretti... il che sta a significare che non è sbagliato. E' solo questione di preferenze. L'unica cosa che vi chiedo di EVITARE ASSOLUTAMENTE, ancora una volta, sono i pensieri ad alta voce quando il personaggio è solo in scena. Non esiste niente di più anormale! E ve lo ripeto perché nel libro che sto leggendo ce ne sono davvero troppi (di nuovo, ecco il link alla Lezione 16)
Ma ora ditemi, voi che ne pensate? Pensieri diretti o indiretti? Fatemi sapere! 

mercoledì 1 agosto 2012

Lezione 18 - I dialoghi

Salve a tutti, ed eccomi di nuovo tornare ad un regime (quasi) normale con una bella lezione!
Oggi parliamo dei dialoghi. I dialoghi che tanto vengono sbagliati da tanti autori. I dialoghi che vengono sottovalutati. I dialoghi che vengono considerati marginali. I dialoghi che in realtà hanno la stessa funzione delle decorazioni su un albero di natale: l'albero (cioè il libro) sta in piedi anche da solo, ma senza le decorazioni, o con decorazioni brutte, fa veramente schifo.
Lo so, sono proprio un genio con le metafore.
Comunque, si parla di dialoghi. Ormai lo avrete capito: secondo me sono la parte del libro più importante, anche senza voler esagerare. Il perché è presto detto: il dialogo è quella  parte del libro in cui ogni lettore si può davvero immedesimare, ma è anche la parte più difficile da scrivere.
Il dialogo è qualcosa di molto naturale, a cui tutti siamo abituati: assistere alla conversazione tra due o più persone è qualcosa che facciamo praticamente da quando veniamo al mondo. Quindi sappiamo bene cosa è realistico e cosa no, sappiamo bene come la gente vera si comporterebbe parlando. Il che è un'arma a doppio taglio: al minimo errore, il lettore se ne accorge e il dialogo perde interamente di credibilità; ma se il dialogo è fatto bene, il lettore ne riceverà una bellissima sensazione, e sarà portato ad essere più soddisfatto del libro.
Lasciate perdere descrizioni, narrazioni etc: i dialoghi sono lo scoglio che molti autori, anche capaci, non riescono a superare! Fate bene i dialoghi, ed è molto probabile che incanterete il lettore. Capito?
Ecco ora qualche regola tecnica per rendere i dialoghi più fluidi e realistici:


  • Frasi brevi! Evitate i lunghi discorsi quando non servono, usateli solo se strettamente necessario. Tentate invece di non dilungarvi troppo sulle parole di un solo personaggio, cercate di fargli dire ciò che volete con meno vocaboli possibile.
  • Non eccedete con la punteggiatura, come i punti di sospensione, i punti esclamativi o interrogativi. I punti di sospensione sono quasi sempre da evitare, a meno che il discorso non venga lasciato davvero in sospeso, o il personaggio non cambi improvvisamente argomento. Se non sussiste una di queste due situazioni, toglieteli e sostituiteli con un semplice punto. Per quanto riguarda esclamazioni e domande, invece, usate UN SOLO segno di punteggiatura. Evitate di voler dare più enfasi accostando più punti esclamativi o interrogativi. E soprattutto, se è possibile, non usate punti esclamativi e interrogativi insieme! Sappiate, comunque, che la punteggiatura è importante, quindi non metterla è peggio che metterne troppa. Cercate di regolarvi, certo, ma se proprio dovete sbagliare, sbagliate per eccesso. 
  • Non ripetete continuamente il nome del personaggio a cui colui che parla di sta rivolgendo. Questo è un metodo adatto a capire chi sta intervenendo e verso chi quando si è in presenza di un dialogo di gruppo piuttosto vasto. Ma se si hanno due sole persone, o comunque dai modi e dal lessico si può capire chi sta parlando con chi, evitate di ripetere sempre i nomi. Non è realistico! Le persone vere non lo fanno, si rivolgono con lo sguardo, al massimo chiamano una volta il nome di colui col quale vogliono interagire, ma non di più! Sapeste quante volte ho visto:

"Ehi, Asdrubale, ceniamo insieme?"
"Assolutamente sì, Ermenegilda!"
"Ma, Asdrubale, paghi tu?
"No, Ermenegilda, non ho molti soldi"
"Ma Asdrubale, io ne ho ancora meno!"
"Eremenegilda, è meglio se non ceniamo insieme"
"Hai ragione Asdrubale"
"A domani Ermenegilda"
"A domani Asdrubale".

  • Da evitare anche il lessico troppo curato, a meno che il personaggio non sia un letterato che parla molto bene anche dialogando. Soprattutto se è un dialogo tra amici: lasciate perdere gli altisonanti! Tra amici si parla così, come capita... niente frasi ricercate, intesi? Voglio dire, non sbagliate i congiuntivi come di solito la gente tende a fare parlando, ma non trasformate nemmeno in poeta laureato un barbone di strada. Comprì?
  • Differenziate il modo di parlare tra personaggio e personaggio, sia come tono di voce, sia come lessico e modo di atteggiarsi. Potrebbero esserci personaggi che, ad esempio, tendono spesso a ripetere la stessa parola, proprio come le persone vere, o personaggi che parlano in maniera insicura etc etc... differenziateli durante tutto il libro!
  • Evitate le sfilze interminabili di sole righe di dialogo! Tra l'una e l'altra fate accadere qualcosa di tanto in tanto, anche solo far cambiare posizione ad un personaggio. Questo darà l'idea al lettore di trovarsi in mezzo alla discussione e di VEDERE ciò che accade, piuttosto che ascoltare un dialogo alla radio.
  • I PERSONAGGI NON DEVONO FARE LUNGHI DISCORSI DA SOLI, perché non è per nulla naturale! (e qui ci ricolleghiamo alla Lezione 16
  • Senza abbondare, non è comunque male farcire il tutto con espressioni onomatopee, come "ehm" "uhm" etc etc...
  • Quando un discorso è troppo lungo da scrivere, e soprattutto il lettore conosce già ciò che c'è da dire (ad esempio quando un personaggio ragguaglia un altro su un evento a cui il lettore ha già assistito mediante la narrazione), evitate di fare l'intero discorso, ma inseritelo indirettamente. Basta scrivere, ad esempio: "[...] E Asdrubale spiegò ad Ermenegilda come era riuscito a salvarsi. Al che Ermenegilda disse... [...]"
  • Il dialogo spezza la narrazione, e soprattutto porta il tempo del discorso a coincidere con quello della storia (in rapporto 1:1, insomma, con il tempo come sarebbe realmente). Tenetene conto! Se state descrivendo qualcosa che è accaduto in molti mesi, evitate di aggiungerci all'interno dei dialoghi, che riportano il tempo "accelerato" della narrazione a quello normale. Sono salti che se fatti troppo spesso fanno venire letteralmente il voltastomaco, quindi fate che il tutto sia omogeneo, regolatevi: dialoghi con dialoghi, narrazione dal ritmo veloce con narrazioni dal ritmo veloce. 


Ok, non mi viene più in mente niente.
In ogni caso, io consiglio sempre di agire sul campo: la prossima volta che dialogherete con qualcuno, studiate la natura di quel dialogo: le pause, le sospensioni, i toni di voce, lo stile formale o informale etc etc... Se lo farete il più possibile, allora quando arriverà il momento di scrivere saprete su cosa basarvi, avrete ancora in testa qualcosa di reale e verosimile. 

venerdì 27 luglio 2012

Video - backstage recensione "il resto di niente"

Ecco finalmente il video backstage della prima recensione, che mancava all'appello!
Divertitevi e, se ancora non avete visto la recensione, cliccate QUI




giovedì 26 luglio 2012

Video - Recensione "Il resto di niente"

Finalmente ho caricato il mio primo, vero video!
Si tratta della recensione de "Il resto di niente", di Enzo Striano. E' un libro piuttosto conosciuto e apprezzato, basti pensare che ci hanno tratto anche un film, reperibile su YouTube. Tuttavia io continuo a non gradirlo. E nel video spiego le mie ragioni...
Commentate, iscrivetevi e condividete!

ps: alla fine del video c'è un link al video backstage. Diventerà funzionante stanotte sul tardi, quindi non allarmatevi! =) Pazientate e tutto andrà bene! XD



mercoledì 25 luglio 2012

Aggiornamento - Pagina facebook ufficiale!

Mi ero stancata di avere nel link collegato al bottone di facebook i "contatti & social" il mio profilo personale. Non perché non volessi mostrarmi o cose simili, ecco... volevo solo dare più spazio a "Arte parla di Arte" piuttosto che a me stessa.
Ecco che quindi mi sono finalmente decisa! Ho creato la pagina ufficiale "Arte parla di Arte", per tenere aggiornati tutti gli iscritti a facebook interessati al mio blog dei nuovi post e dei nuovi video.
Ovviamente alla pagina è collegato il mio profilo twitter... insomma, è tutta una gran rete =D
Venite a dare un'occhiata QUI se vi va e ditemi che ne pensate! Mettete anche "mi piace", magari, mi fareste felice XD Ovviamente potrete sempre accedere alla pagina di facebook da "contatti & social".
Ah, altro piccolissimo aggiornamento: il primo video-recensione è stato girato proprio oggi, e credo di aver fatto un buon lavoro. C'è anche il backstage! Quindi pazientate che, appena sarà possibile, lo caricherò sul mio canale youtube!
Ah, dimenticavo! Guardate il video che del post precedente (di solito non faccio mai post troppo vicini l'uno all'altro apposta per non togliere visibilità a ciò che è nuovo).



martedì 24 luglio 2012

Video - Gardaland Day!

Ok, come ho detto questo è un video un po' così, non importante ma simpatico. Giusto per inaugurare il mio rinnovato canale di youtube, e per farvi sentire la mia voce straordinaria (e nasale). Il montaggio è stato uno strazio, ma ne è valsa la pena!
Dunque, questo video è nato come un normalissimo post su questo blog, per raccontarvi com'è stata la mia giornata a Gardaland mercoledì scorso. Purtroppo non avevo potuto registrare veri e propri video durante il viaggio, quindi mi ero quasi decisa a fare solo un post scritto, senza supporti multimediali. Ma una volta terminato di scrivere il post mi è venuta un'idea... Che ne pensate?




domenica 22 luglio 2012

Imbianchiamo e riordiniamo!

Dopo ben due lezioni ho deciso di prendermi una pausa con un bel post personale!
Allora, innanzitutto qualche aggiornamento: vi ricordate i video che vi avevo promesso? Io sì, e sebbene sia un po' in ritardo sulla tabella di marcia, vi annuncio solo che tra poco (se youtube si degnerà di ascoltare le mie preghiere) arriverà il primo. No, non è né una recensione né una lezione, è personale. Ma secondo me è comunque simpatico, quindi appena sarà pronto ve lo collegherò! Inoltre, ieri ho mezzo-girato una recensione. Dico "mezzo" perché non avevo il cavalletto, e quindi non ho potuto usare la mia videocamera. Ho usato invece la webcam, che come risoluzione lascia molto a desiderare... era solo una prova, diciamo. Ma è venuta così bene e ne sono rimasta talmente soddisfatta, che oggi o domani rigirerò il tutto in HD. E quello sarà il secondo video che caricherò, per voi il primo importante. Che ne dite?
Volete un piccolo spoiler? Va bene: posso dirvi che la prima recensione riguarda uno dei libri, secondo me, più brutti della storia! Quindi tenetevi forte, perché secondo me farete delle risate!
Comunque, non è che sia completamente dedita al "pigrare" in questi giorni: c'è un motivo se i video tardano (e, soprattutto, tarda anche la correzione degli ultimi capitoli del mio libro). Infatti sono impegnata ad imbiancare il mio secondo appartamento, ad arredarlo con mobili vecchi e orribili presi dai cassonetti o da chi svuota la propria cantina e li regala in giro. Non solo: sto pure riordinando tutta la mansarda di casa, ri-arredando pure lei. Ho in programma di fare una specie di salottino con TV e ps2... ma vedrete, se la cosa verrà come dico io farò sicuramente qualche foto.
Ciao ciao, ci si vede prestissimo! Ve lo prometto! Ora il mio ostacolo più grande è la connessione lenta di internet che non mi fa caricare i video. Ma risolverò!

domenica 15 luglio 2012

Lezione 17 - Soliloquio e Monologo

Questa lezione nasce da un dubbio che mi è accorso scrivendo la Lezione 16. Ho parlato di monologhi, infatti, chi ha letto ricorderà. Ma poi mi sono ricordata che esiste anche il soliloquio, riportando alla memoria una lezione di Shakespeare di ben tre anni fa. Subito mi è venuto il tremendo dubbio che i monologhi che tanto ho odiato nella precedente lezione siano in realtà proprio soliloqui.
Ora, voi lo sapete, non sono una persona che propriamente ha studiato teatro, cinema o scrittura, tutto ciò che so si basa solamente sulle comuni esperienze scolastiche. Mi piace definirmi più che altro autodidatta, per tutto ciò che è extrascolastico. Quindi ero quasi del tutto ignara del significato di soliloquio e la relativa differenza con il  monologo: la persona che me lo spiegò durante la lezione su Shakespeare non era in grado di farlo adeguatamente, perché ricordo bene che non riuscii a capire.
Ebbene, oggi è arrivato il momento di riempire le lacune. Memore della mia ignoranza sulla differenza tra soliloquio e monologo, e inoltre spinta dalla paura di aver scritto fesserie nella precedente lezione, sono andata a documentarmi. E sapete qual'è la conclusione a cui sono giunta? Che nessuno in realtà conosce la risposta.
Ho trovato interi articoli riguardanti l'argomento. E tutti, più o meno, concordano sul fatto che uno dei due è il parlare con sé stessi, mentre l'altro è parlare da soli, ma in presenza di un pubblico (immaginario o reale non ha importanza, il fatto che incide è che il personaggio si rivolga a qualcuno di esterno piuttosto che a sé stesso). Notate anche voi quindi come la differenza è molto labile. Il problema più grande, infatti, sta qui: capire quando si tratta della prima situazione o della seconda. Alcuni dicono che il monologo sia il parlare solo con sé stessi e il soliloquio in presenza di un pubblico, altri l'esatto opposto. Di chi fidarsi?
Io non mi fido di nessuno, quindi sono andata sull'enciclopedia che tengo nel primo ripiano della mia fantastica libreria. Di lei mi fido. Ecco il verdetto:

Dal volume 14° dell'Enciclopedia Universale Curcio - Monologo: [dal greco: "che parla da solo]. Battuta detta da un personaggio solo in scena, senza interlocutori, o senza che interloquiscano altri personaggi presenti in scena, in maniera evidente o meno [...]

Questo era il monologo. Non c'è la definizione del soliloquio. Infatti, come noterete, in quest'unica definizione  rientrano sia il presunto monologo, sia il presunto soliloquio. Ciò mi ha portato a pensare che in realtà il soliloquio sia solo una mera particolarità del più generico monologo, particolarità che evidentemente nessuno conosce appieno, nemmeno la mia bellissima enciclopedia.
Per tagliare la testa al toro, ho preso in mano il mio nuovissimo Devoto-Oli, e ho cercato nuovamente entrambe le definizioni:

Monologo: scena drammatica, in cui l'attore compare o resta solo parlando come se pensasse ad alta voce / breve composizione scenica per un solo attore / soliloquio e vano tentativo di coinvolgere uno o più interlocutori in un dialogo improbabile [...]
Soliloquio: colloquio tra sé e sé nell'ambito di un momento riflessivo o meditativo / monologo [...] 

In entrambe le definizioni appare la definizione opposta, quasi fossero sinonimi. Il che mi ha portato sempre più a pensare che, in fondo, la differenza sia così marginale da risultare inutile.
Dopo la ricerca dei termini, è avvenuta una discussione con mia madre per interpretare la profezia del Devoto-Oli. E abbiamo concordato che, almeno secondo noi, un monologo si ha quando un personaggio parla da solo, anche esprimendo pensieri a voce alta, ma si presuppone sempre la presenza di un ascoltatore, che potrebbe essere un altro personaggio o il pubblico teatrale. Il soliloquio invece è il parlare tra sé senza presupporre alcun ascoltatore, nemmeno il pubblico, proprio come se il pubblico non esistesse.
Ecco quindi trovata la leggerissima differenza tra i due termini.
Tornando alla fatidica lezione 16, pertanto, credo di poter dire che vadano bene entrambi i termini. Propriamente ciò di cui parlavo era il soliloquio. Ma se ricordate ho detto che un discorso del personaggio così esposto, ad alta voce e nel bel mezzo del nulla,  porta di solito al lettore ad estraniarsi dalla storia, e a sentirsi, appunto, lettore, non più immedesimato. Quindi, in pratica, si può parlare anche di monologo, perché alla fine si crea un pubblico, anche se non era l'effetto desiderato.
Sì, insomma, rimango tuttora indecisa. Comunque credo di poter dire che, sebbene forse il soliloquio fosse tecnicamente più adatto a parlare della lezione 16, anche il monologo, alla fin fine, non sia del tutto errato. Si tratterebbe solo di una superficialissima specificazione.
Detto questo, il mio parere non cambia: non si deve mai far parlare il personaggio da solo in un libro che presuppone l'immedesimazione del lettore nella scena, perché questo lo porta bruscamente nella realtà. Questo è un meccanismo che si può usare nella commedia (anzi, si POTEVA usare, le mode di oggi prevedono spesso che anche lo spettatore di teatro sia da far immedesimare piuttosto che lasciarlo al suo posto in platea). Pertanto non cambio nulla della lezione 16, se non forse il finale: no soliloqui, no soliloqui, NO SOLILOQUI, NO SO-LI-LO-QUI!!! Ve lo chiedo col cuore!


giovedì 12 luglio 2012

Lezione 16 - Ehm... i personaggi parlano da soli?

Oddio, questa è davvero una cosa che mi fa alterare, quando mi ci imbatto. E' capitato ieri in un libro e stasera in un film. Il film era quello su canale 5, "Shark Qualcosa", mentre il libro è "Il libro del Destino - il Principe delle Nebbie", targato Elisa Rosso, che sto usando come tappabuchi tra me e il terzo Hunger Games (fino a quando potrò comprarmelo). Ecco, sì... diciamo che il libro della Rosso funziona giusto come tappabuchi, perché chiedergli qualcosa di più profondo sarebbe come chiedere ad un musulmano di recitare l'Ave Maria gustandosi una braciola e disegnando una vignetta irriverente di Maometto che imbratta la Mecca con graffiti filo-americani. Ho reso l'idea? Per il film, invece, un po' meglio, ma veramente nulla di che. 
Ecco, ora sapete cosa hanno in comune il film e il libro? Cosa è successo perché riuscissi a odiare il film e a ingiuriare la Rosso? Ho letto/visto scene obbrobriose. Scene in cui il protagonista, in quel momento da solo, si mette a parlare ad un pubblico invisibile. Ma... porca... miseria... COSA COSTAVA METTERE IL MONOLOGO ALL'INTERNO DI UN DIALOGO O TRASFORMARLO IN UN PENSIERO?
Ecco, a dire il vero a me dispiace essere così distruttiva. Ma se già un libro o un film partono male, una scena  in cui il protagonista parla da solo come un idiota mi fa davvero partire il tic nervoso all'occhio. 
Ma io mi chiedo: gli autori ci pensano prima di partorire queste cose? 
Vi ho sempre detto che tutto deve essere all'insegna del realismo, tutto deve essere verosimile, altrimenti il lettore non riesce ad immedesimarsi. Secondo voi quanto può essere verosimile un personaggio che, completamente da solo, si mette a fare un lungo discorso a sé stesso? Ma... uffa. Non ho più lacrime per piangere. Voglio dire... una persona (normale) da sola non si mette a parlare a vanvera, e per minuti interminabili, poi! Quando una persona è da sola, le cose le PENSA. Che bisogno ha di ripetersele ad alta voce? Al massimo può partire un'esclamazione, per esultare o imprecare... ma arrivare al punto di fare un discorso da mezza pagina (nel caso del libro) nella solitudine più completa è da folli.
Ma insomma... sono intelligente io? Non so, mi sembrano cose così elementari! E' ovvio che leggendo/vedendo una scena del genere, un lettore/spettatore un pochino più pignolo della media, se ne accorge e ha subito la sensazione che quelle frasi gridate al vento siano state piazzate lì PER FORZA, perché l'autore voleva mettercele e farle sentire al pubblico, anche se non c'erano personaggi con cui far dialogare il protagonista. O, ancora peggio: l'autore non sapeva come costruire il dialogo! Ecco, io spero che quest ultima cosa non sia vera, altrimenti la situazione è tragica. TRAGICA! 
Porca miseria, il monologo poteva andare bene nella tragedia greca, o in Shakespeare. Ma in un film/libro odierno il lettore/spettatore è messo all'interno, vede tutto con gli occhi di un narratore onnisciente. Non può esistere un monologo, che serve appunto per collegare il lettore/spettatore al personaggio monologhista. NON SERVE, MALEDIZIONE, NON SERVE! Anzi, è controproducente, perché il lettore/spettatore che era riuscito a immedesimarsi nella storia ne viene subito catapultato fuori. 
Per sicurezza lo ripeto ancora una volta: il monologo serve per mettere in contatto il personaggio con il lettore/spettatore. Ma questo presuppone l'esistenza di un lettore/spettatore, che ai nostri tempi si cerca di far immedesimare nella storia, proprio come fosse anch'esso un personaggio. Il monologo lo riporta bruscamente alla realtà, perché gli fa rendere conto che ciò a cui sta assistendo non potrà mai essere reale: un personaggio non potrà mai fare un discorso così lungo da solo. Quindi il lettore/spettatore è portato inevitabilmente a pensare che il personaggio stia facendo quel discorso apposta per lui. Quindi viene buttato fuori dalla storia. Quindi non si immedesima più. Quindi si inca**a.
Cioè, inserendo un monologo, si rovina tutto ciò che si era cercato di fare fino a quel momento. La ritengo quindi una delle cose più sbagliate  e disastrose da fare, sia in un film che in un libro. Pertanto, ricordatevi: no monologhi, no monologhi, NO MONOLOGHI, NO MO-NO-LO-GHI!!! Ve lo chiedo col cuore!

domenica 8 luglio 2012

Lezione 15 - Mantenere la suspense

La suspense è di vitale importanza per un romanzo. Un libro senza suspense è interessante quanto un fiore senza petali, o una fetta di pane senza nutella. Ovvero: una schifezza. Quindi, come avrete capito, bisogna imparare a mantenerla durante tutta la durata del racconto. In alcuni punti, i più cruciali, deve essere abbondante, in altri invece deve solo avvertirsi lievemente, quel tanto che basta per incentivare il lettore a leggere ancora. E' opinione di molti, infatti, che la suspense serva solo ed esclusivamente quando ci si trova nel mezzo di un'azione importante, un punto di svolta per il racconto. NIENTE DI PIU' SBAGLIATO!
Come ho detto, la suspense va mantenuta sempre. Ovvio, con criterio: non si può soffocare il lettore con una suspense troppo elevata durante tutto il libro. Ma non si può nemmeno lasciar morire tutto nella noia.
Ecco quindi un piccolissimo accorgimento che mantiene la suspense anche quando, in teoria, non c'è un'azione clamorosa. Basta, infatti, dividere intelligentemente i capitoli. In pratica, bisognerebbe far accadere qualcosa ad ogni capitolo, mi seguite? Ma senza far concludere questo qualcosa alla fine del capitolo. Ovvero, troncare l'azione a metà alla fine di ogni capitolo. Il che incentiverà il lettore a continuare nella lettura. A questo scopo, può servire anche l'utilizzo della frase finale ad effetto, che ho spiegato nella Lezione 1 - Le ultime parole famose.
Insomma, quando terminate un capitolo, non fate mai terminare l'azione che vi si stava svolgendo! Fatela, invece, terminare all'inizio del capitolo successivo, dove consecutivamente avverrà un nuovo colpo di scena (profondo o superficiale che sia) che andrete a concludere nel capitolo ancora successivo. Capito?
Ecco, un esempio lampante di questo metodo di scrittura sarebbe quello di Suzanne Collins, la scrittrice di Hunger Games. I primi due libri di questa trilogia sono i più recenti che ho letto, e sono davvero una bomba di adrenalina. Noterete con me, infatti, che alla fine dei capitoli non si conclude mai niente, anzi, spesso si creano nuovi interrogativi che fanno sì che tu voglia continuare a leggere senza mai fermarti.
Un altro esempio è quello di Michael Crichton, uno dei miei scrittori preferiti (vi consiglio Timeline, secondo me è un capolavoro).
Insomma, avete capito: ogni volta che attuate una divisione in capitoli (e perchè no, anche in paragrafi), non concludete mai l'azione! Questo è davvero un gran incentivo per chi legge, il quale, tra l'altro, non si annoierà praticamente mai.

giovedì 5 luglio 2012

Misty Mountains

Un'altra mia passione è il cinema. Già. Non l'ho mai detto? Beh, fatto sta che sono una delle poche persone che, quando va a vedere un film, non si interessa solo alla trama, ma coglie anche le sfumature della sceneggiatura, della regia, della recitazione... e soprattutto del commento musicale! Ritengo che un film con una bella colonna sonora non potrà mai essere del tutto da buttare, anche se fosse la più orrenda pellicola di sempre.
Io, dal canto mio, sto attendendo un evento. Qualcosa che i Tolkieniani come me attendono da più di dieci anni... l'uscita de "lo Hobbit". Vi dirò: da principio non ero molto entusiasta. Pensavo che sarebbe stato un spreco di soldi, tempo e risorse, tanto non sarebbe MAI stato più bello della trilogia de "il Signore degli Anelli" (avendo letto tutti i libri, ero perfettamente consapevole che "lo Hobbit" è più una storia secondaria, non certo il masterpiece). Poi, però, ho visto il trailer. E ho sentito la canzone dei nani. Mi sono cadute le braccia, poi la mandibola, e si è srotolata tutta la lingua. Per ricompormi ci ho impiegato parecchio.
Ed ora... bene, anche se sono sicura che "il Signore degli Anelli" sarà sempre e solo l'unico, sono curiosissima di vedere come hanno reso questo prequel. Se saranno particolareggiati e minuziosi come nella trilogia, se rispetteranno la trama, se l'atmosfera sarà la stessa che si respirava allora... insomma, sono molto curiosa. Troppo. Spero che Jackson non mi deluda proprio stavolta. Peter, te lo dico direttamente: STA ATTENTO!!! Questo non è un film che puoi permetterti di sbagliare. Quindi meditalo come si deve!
Bene, speriamo abbia sentito. Intanto vi lascio con il trailer da brividi e la canzone "Misty Mountains" (le Montagne Nebbiose). E' o no qualcosa di EPICO?








mercoledì 4 luglio 2012

Aggiornamento - nuova pagina!

Ehilà gentaglia! Come avrete notato, ecco la nuova pagina "Contatti & Social", dove ho pensato di raccogliere una volta per tutte i vari link ad altri miei account, come twitter, facebook, oltre che il bottone per inviarmi una email personale. Mi sembrava una cosa carina da fare. Così... se mai vorrete interessarvi ai fatti di uno sconosciuto, potrete farlo con me. Ci manca poco che vi metto l'indirizzo, il numero di cellulare, il codice fiscale e, perché no, anche una webcam che mi riprende 24 ore su 24. Eh, ma che ci volete fare... sono fatta così!

Ah, piccolo avvertimento: troverete anche il bottone al mio canale di youtube, in caso vogliate dare un'occhiata e, magari, dirmi che ne pensate del design... ma il progetto "Arte invade il video-sharing" non è stato ancora messo del tutto in atto, quindi per ora non aspettatevi video "utili", sempre che le mie lezioni possano essere considerate utili... boh!

venerdì 29 giugno 2012

Lezione 14 - La spannung

Rieccomi, finalmente! Sì, stavolta è davvero finita. Finita. FINITA. F I N I T A!!!!!!!!
Si vede che sono felice? Eh, direi proprio di sì. Più o meno potremmo dire che mi sento così:


Che liberazione! Adesso aspettiamo di vedere i risultati, ma per ora mi godo l'attimo.
Ora dunque, finalmente possiamo iniziare con la VERA lezione. Quella che interessa a voi.
Dunque, oggi si parla di spannung. La spannung è il punto di massima tensione nel libro, ma si può individuare anche nei film. Quel punto in cui TUTTO va male, ma proprio tutto, ma alla fine interviene un personaggio o un evento a cambiare il corso delle cose. Prendiamo ad esempio Avatar, il film di Cameron: lì la spannung generale si ha quando (non leggete oltre se non volete spoiler) muoiono molti dei personaggi principali, durante la battaglia. Poi interviene il protagonista che, con varie idee e dimostrazioni di coraggio, lotta e infine vince sull'antagonista. Insomma, la spannung è quel momento in cui il lettore/spettatore arriva a pensare che non ci sia più nulla da fare. 
Lo stesso discorso vale per i libri. C'è sempre un momento di spannung generale. Anche nei libri più orrendi, c'è. Ed è importante individuarlo nel proprio lavoro in modo da dare la giusta intensità e drammaticità a quel momento. Se ad esempio è troppo breve, il lettore verrà sballottato da una situazione ad un'altra mediante un repentino colpo di scena, e alla fine ne uscirà insoddisfatto, come se non avesse avuto il tempo di accorgersi di cosa stava accadendo. Mentre, se è troppo lento, il lettore ad un certo punto di deprimerà a tal punto da perdere le speranze e (è possibile, sì) abbandonare il libro. NO BUONO!
Quindi, lezione di oggi: la spannung, ma potremmo far valere lo stesso discorso per tutti i momenti di tensione, va pensata e misurata. Né troppo veloce, né troppo lenta. 
Lo so, è difficile dare un metro unico di giudizio. Ma ognuno ha il suo lavoro personale e non si può stilare una regola generale per tutti. Ma, come dico sempre, noi stessi siamo il miglior metro di giudizio. Quindi rileggete la vostra "scena in tensione". Vi piace? Allora è molto probabile che vada bene. In fondo uno scrittore sa sempre cosa è bene e cosa è male per la sua opera, se davvero la conosce. 


giovedì 28 giugno 2012

Aggiornamento - Non è ancora finita, ma...

...Ma non ho voglia di studiare. Sì. Questa è la pura verità. Sapete quel genere di menefreghismo che ti fa dire "non me ne importa proprio un ca**o!" a tutto ciò che ti capita di dover commentare... a parte agli europei di calcio, ovviamente. Sì, ecco, sono immersa in questo stato. Domani ho l'orale e l'unica cosa a cui penso davvero è che stasera ci sarà Italia-Germania. Sono spacciata secondo voi? Sì, decisamente. E continua a non importarmene proprio un ca**o.
Cavolo... divento volgare quando sono stressata. Devo calmarmi.

Ora, passiamo alle buone notizie! Dato che da domani sarò libera, ho intenzione di tempestarvi da subito con un'altra lezioncina. Inoltre, ecco un piccolo aggiornamento: stavo pensando, grazie anche all'aiuto di Moroso, di utilizzare BENE il mio canale su YouTube. Per scopi utili, diciamo. E di collegarlo, magari, a questo Blog... ok, ancora non so che genere di video farò. Pensavo a recensioni di libri/film. Oppure rifare le lezioni di scrittura raccontate a voce. Ma questo ancora non è sicuro. Niente è ancora sicuro. So solo che la voglia di fare qualcosa di non inerente alla scuola è tanta, e devo impegnarla in qualche modo. Quindi... non so che dirvi, se la cosa andrà in porto ve lo farò sapere. Anzi, ditemi voi: faccio bene o è un'idea idiota?

Ciao ciao, ci si scrive più vecchi!
Ah, e ovviamente... FORZA AZZURRI!!!!!

domenica 17 giugno 2012

Addio, vi ho voluto bene

Il periodo di cacca continua e continua... così, mentre mio fratello se ne sta all'ospedale per una nuova malattia da tenere sotto controllo (tutte a lui capitano, poveraccio) io sono qui a studiare Fisica, senza capirci una benemerita ciofeca (chiedo perdono per il linguaggio dialettale, ma lo trovavo esplicativo).
Colgo l'occasione per salutarvi, qui, ora, finché posso farlo. Addio, vi ho voluto bene. Mercoledì comincerà il mio calvario, e spero solo che finisca in fretta.
Tornerò, forse, se sarò ancora viva, se non proprio vegeta, a scrivere su questo blog. Ma solo dopo l'esame orale... allora vi dirò come è andata. Se non mi sentite più, invece, dedicatemi un santino.

lunedì 11 giugno 2012

Lezione 13 - Queneau e i suoi esercizi di stile

Io ho sempre sostenuto che non è tanto importante ciò che si scrive, ma come lo si scrive. Una trama originale raccontata male è la cosa peggiore che si possa leggere e, d'altra parte, una banalità raccontata bene può avere un enorme successo. Lo dimostra Queneau in un suo libro, "Esercizi di stile".
In realtà ero indecisa se mettere questo post sotto le "lezioni", perché in realtà la lezione non la faccio io. Però sinceramente non avevo altro modo di etichettarla. Prendetela più come un consiglio per la lettura che come lezione. D'accordo? Bene.
Cos'è "Esercizi di stile"? E' un fantastico libricino che, in ogni pagina, racconta la stessa, banalissima situazione: l'Io narrante si ritrova su un tram, gli capita di vedere un personaggio curioso che si lamenta degli spintoni di un altro passeggero, e che successivamente incontrerà nuovamente in giro per Parigi. Vi posso garantire: 10 righe di narrazione. Non di più. E di una banalità sconvolgente. Ma, in ogni pagina, raccontate in modo differente. Una volta dal punto di vista dell'Io narrante, un'altra da quello del personaggio strano, un'altra ancora da un altro passeggero. Poi in completo dialogato, poi solo per domande, poi solo per esclamazioni, poi con tutte le parole anagrammate, poi solo per metafore etc... Novantanove modi differenti di raccontare un evento semplicissimo, per niente originale. E vi giuro che questo libro sa tenere il lettore più attaccato alle pagine di quanto non sappia fare Moccia con le sue trame piene di intrighi improbabili.
Inoltre la traduzione è a cura di U. Eco, quindi vi consiglio vivamente di darci uno sguardo. E' perfetto per chi vuole trovare mille modi diversi di scrivere! Ed è anche piuttosto divertente.
Andate a vedere qui per farvi un'idea! Cliccate sul primo risultato e scaricate il libro in formato doc.

sabato 9 giugno 2012

La terra trema, ma... ci si riprende

Salve a tutti. Avrei voluto scrivere questo post lunedì, in occasione del lutto nazionale per i terremotati in Emilia, tra i quali tra l'altro ci sono tanti miei amici e parenti. Non avendolo potuto fare, vorrei esprimere ora la mia solidarietà, anche se purtroppo possono sembrare solo parole, soprattutto perché il disastro è a me così vicino da farmi rabbrividire. Anche io ho sentito la terra tremare, anche io sono stata evacuata dalla mia scuola... quindi posso solo vagamente immaginare quanto possa essere orrenda questa situazione per chi ha perso tutto, casa, lavoro, magari anche famigliari... sono, anzi, siamo tutti con voi.

A proposito, pur non essendo a grave rischio crolli, la mia scuola è stata chiusa con una settimana in anticipo. Il che sta a significare che io non avrò mai il mio ultimo "ultimo giorno di scuola". Ho una nostalgia in corpo che non vi immaginate neanche. E la maturità si avvicina, inesorabilmente.
Almeno, e questo posso dirlo per dare spazio a qualche bella notizia, l'Ispirazione pare essersi infatuata di me, e non mi lascia andare nemmeno un secondo. Il che mi fa scrivere stralci che trovo stupendi, oltre che a farmi venire in mente le nuove lezioni da scrivere su questo blog.
Inoltre, l'amore non si è assopito, nonostante pochi giorni fa io e Moroso abbiamo festeggiato i due anni di "ragazzamento". Chi l'avrebbe mai detto?
In conclusione... beh, questo pare essere un momento di vita parecchio movimentato. Ma sembra stia procedendo verso la giusta direzione, finalmente, dopo tante settimane di totale depressione. Quindi sono contenta così. Anzi, auguro a tutti coloro che ora si trovano in una situazione difficile una buona fortuna. Non vi arrendete mai! Continuate a lottare!

sabato 2 giugno 2012

Lezione 12 - L'esperienza prima di tutto!

Slave gentaglia! No, non mi sono AFFATTO liberata di tutti gli innumerevoli impegni che mi perseguitano. Ma sono entrata nella fase "polleg" per usare un termine che ora va tanto di moda. Ho da fare millantaventordici cose in una volta sola, ma ho ben deciso di venire qui sul blog, perché mi sono davvero rotta i cogonas! GIUSTO? Giusto!
Bene bene, ora cominciamo con la nostra lezione. L'ho intitolata "l'esperienza prima di tutto". Sapete, io appartengo a quella cerchia di persone estremamente convinte che per descrivere qualcosa bisogna prima di tutto conoscerla! E una cosa non la si conosce finché non la si è vista, una situazione non la si può descrivere se non la si è vissuta. Quando si scrive lo si fa per trasmettere ad altri qualcosa che sentiamo, e non possiamo trasmettere qualcosa che non conosciamo. Mi spiego?
Bene. Ora che lo sapete, vi chiederete: ma bisogna aver provato proprio tutto? La risposta è sì. Nei limiti del possibile, ovviamente.
Con questo non mi riferisco solo alla ricerca di informazioni utili per il libro o il racconto in sé, come può assere la ricerca storica per scrivere un racconto ambientato nella II Guerra Mondiale. Mi riferisco anche alle cose più futili. Per esempio, il vostro protagonista va a cavallo? Andateci anche voi, almeno una volta nella vita, per provare davvero la stessa sensazione.
Non bisogna mai limitarsi ad immaginare, quando un'azione la si può provare in prima persona. In questo modo, vi garantisco che si eliminano tanti, tantissimi errori concettuali. Per esempio, una volta lessi un racconto in cui un certo personaggio si trovava in un bosco ed era seguito da certi nemici... l'autore scrisse che, sentendo  lo scricchiolio di un ramo, il personaggio in questione si accorse che i nemici erano vicini. Ma chiunque abbia vissuto anche solo un quarto d'ora in un bosco, saprebbe che è così stracolmo di rumori che sarebbe impossibile accorgersi con certezza di essere seguiti proprio dai nemici da cui si stava scappando. Comprendete?
Ora, vorrei portarvi come secondo esempio un libro che malauguratamente mi è capitato di leggere: "Amore 14" di Moccia nonché Federico. Se non l'avete presente... meglio così, credetemi (vabbè, se proprio siete curiosi, potete vederlo nella mia libreria di aNobii, mio malgrado).
Fatto sta che questo autore ha tentato di immedesimarsi in una ragazzina quattordicenne, descrivendone pensieri, amori, amicizie... e non si è minimamente accorto di scrivere delle emerite scemenze, cose che, se nella sua vita fosse stato una ragazzina quattordicenne, non avrebbe mai scritto.
Ecco, questo è un buon esempio di scrittura senza esperienza. Ora, io capisco che un autore debba poter avere la libertà di scegliere i protagonisti che desidera. Ma prima di immedesimarsi in qualcosa che non si è e non si potrà mai essere, non sarebbe, secondo voi, stata una buona idea almeno chiedere a chi corrisponde alle caratteristiche del protagonista se scrivere o meno quello che si ha in mente? Intendo dire: se Moccia avesse intervistato, chiesto a una ragazzina quattordicenne se le sarebbero mai passate per la mente quelle cose, se si fosse basato sull'esperienza di altri per scrivere il proprio libro, ne sarebbe saltato fuori qualcosa di migliore? Molto probabilmente sì.
Quindi, consiglio di VIVERE ciò che si scrive (ripeto, nei limiti del possibile. Nessuno potrebbe provare l'esperienza di essere calpestato da un ciclope, almeno credo...). O, in alternativa, di chiedere a chi ha vissuto, come avrebbe dovuto fare Moccia. Questo è un buon modo per scrivere cose più pertinenti alla realtà e, non ve lo nascondo, per provare esperienze nuove che, forse, non avreste mai pensato di provare.

domenica 20 maggio 2012

La maturità si avvicina... insieme ad un altro post poco allegro

Che brutto pensiero! Così brutto che non ci dormo la notte. Un po' perché per queste cose sono una persona apprensiva, un po' perché chi dovrebbe incoraggiarmi (prof in primis) sembra denigrarmi ogni secondo, disprezzarmi come si disprezza un insetto spiaccicato sul parabrezza. Ed ecco spiegato il motivo per cui i miei post si sono notevolmente ridotti, sia in numero, sia in qualità: non ho più tempo. Ma pazientate: manca poco, pochissimo, e sarò di nuovo libera. Non abbandonerò il Blog.
Intanto, però, altre cose minano il mio di per sé fragile animo: l'attentato a Brindisi mi ha sconvolta. Più di tutte le altre notizie di cronaca che riportano giovani perdite. Forse perché le vittime erano tutte mie quasi coetanee, o forse perché sono state colpite in un momento così quotidiano, e in modo così crudele. Sono quelle cose che ti smuovono qualcosa dentro e che ti fanno pensare che basta così poco, così poco per non esistere più...
Mi sento male, come fossi stata colpita in prima persona da quella tragedia. E attribuisco la colpa di questo al fatto che, appunto, possa immedesimarmi troppo nelle vittime. Troppo simili a me.
Che fare? Niente. Aspettare. Aspettare e sperare che il responsabile venga catturato. E auspicare per lui il peggio.
Che brutto modo di concludere la mia esperienza scolastica, ragazzi. Vivere il mio ultimo anno assillata da chi odio e circondata da tante brutte notizie. Vivere questi ultimi mesi talmente presa, talmente triste, che non riesco nemmeno a godermi il crescente - perchè lo sento, da qualche parte - senso di nostalgia per una parte di consistente parte di vita che sta per concludersi. E, anzi, soffermarsi a pensare che le vittime di brindisi questa nostalgia non potranno mai provarla.
Mah! Non so più che pensare! Speriamo solo che questo periodo si concluda in fretta, e che presto io possa riprendere a respirare.
Vi saluto, amici.

lunedì 30 aprile 2012

Lezione 11 - I Personaggi

Come promesso, ecco che la lezione 11 va a trattare di questo argomento ostico: i personaggi.
I personaggi rivestono un'importanza VITALE in un romanzo. Sono quasi più importanti della stessa trama, perché è con loro che il lettore ha a che fare e si deve confrontare. Gli eventi accadono, certo, e se sono ben costruiti è meglio... ma è il personaggio che li vive, e che li fa vivere a chi legge. Quindi date retta a me: un personaggio antipatico , inverosimile o sviluppato male rovina l'intero lavoro, soprattutto se protagonista.
Per evitare questo orrendo errore, prima di tutto, come detto anche nella lezione precedente, i personaggi vanno pensati. Conosceteli, stringete amicizia con loro e sviluppateli come fossero persone reali. Il che sta a significare che devono avere i loro pregi e i loro difetti, proprio come tutti noi, sia fisici che caratteriali. Evitiamo di stereotipare: un protagonista interamente buono, al giorno d'oggi, non incanta più nessuno, così come non incanta più il Kattivo per antonomasia. Date dei punti deboli e dei punti di forza a entrambe le parti e, soprattutto, date delle motivazioni che stiano in piedi! Il cattivo deve essere tale per un motivo, il buono pure. Capito? Niente cliché, niente cose già viste. Caratterizzate i vostri personaggi, date loro un'anima! Vedrete che loro vi ricambieranno.
Ora, invece, scendiamo più nello specifico. Come deve essere un personaggio? Beh, innanzitutto dobbiamo dire che ne esistono fondamentalmente 6 tipi:

  •  Protagonista: colui che scegliete essere il personaggio principale e sul quale si andrò a focalizzare il punto di vista per la maggior parte del tempo.
  • Coprotagonisti o Aiutanti del Protagonista: i personaggi principali che aiutano il Protagonista nell'impresa o in qualsiasi altra cosa abbiate deciso di fargli fare. Durante la storia possono diventare Aiutanti dell'Antagonista.
  • Antagonista: quello che mette i bastoni tra le ruote e impedisce al Protagonista di fare ciò che deve. Attenzione: non per forza deve essere cattivo! Può avere benissimo le sue buone ragioni.
  • Aiutanti dell'Antagonista: quelli che aiutano l'Antagonista. Durante la storia, nulla vieta che diventino Aiutanti del Protagonista.
  • Oggetto: può essere una persona, una cosa, o un fine. In ogni caso, l'oggetto è ciò a cui tende il Protagonista, osteggiato dall'Antagonista, o viceversa.
  • Personaggi Secondari: sono quei personaggi che di solito non hanno grande caratterizzazione e che servono semplicemente da "sfondo", come le comparse il un film (tutti i personaggi visti in precedenza, invece, sono detti a tutto tondo, perché dotati di caratteristiche a loro peculiari, uniche, e sono dotati di un carattere proprio e differente da quello degli altri personaggi). I Personaggi Secondari sono molto importanti, anche se non ai fini della trama, per rendere più realistico il racconto. 

Ora, questi tipi di personaggi possono a loro volta dividersi in altre due categorie:

  • Personaggi Statici: quelli che iniziano con un certo carattere, un certa concezione del mondo etc., e rimangono così fino alla fine del racconto.
  • Personaggi Dinamici: durante la storia, questi si evolvono nel modo di pensare, di comportarsi. In bene o in male, ovviamente, sta a voi deciderlo. 

Chiaro? Immagino di sì. Nessuna difficoltà per ora. Ma continuiamo la carrellata: ogni personaggio può essere descritto o presentato in 2 modi:

  • Direttamente, e cioè con una descrizione dal punto di vista del narratore, del tutto oggettiva.
  • Indirettamente, cioè dagli occhi di un altro personaggio, con scelte soggettive di chi descrive

Inoltre, e questa è una chicca di Arte, c'è un metodo che ritengo buonissimo per descrivere un personaggio senza ricorrere alla solita descrizione a lista della spesa. Io la chiamo "descrizione per eventi"; nome che ho inventato io perché, almeno secondo la mia esperienza, a scuola non lo insegnano. Forse un nome vero ce l'ha, o forse rientra semplicemente nel campo della descrizione indiretta, ma in verità poco ci importa del nome. Parliamo della sostanza.
Ebbene, questo metodo consiste nell'informare il lettore a proposito dei caratteri fisici o caratteriali del personaggio che interessa inserendoli nella narrazione, così, quando si presenta l'occasione, senza fare una descrizione in blocco appena il personaggio deve essere presentato. Così al lettore rimane l'impressione di capire man mano con chi ha a che fare. Volete un esempio? Bene. Invece che scrivere:

Guidalberto aveva i cappelli castani, gli occhi verdi, e un fisico non c'erto d'atleta. Era basso, tarchiato, e un enorme neo gli sorgeva proprio tra un sopracciglio e l'altro.

Fate così:

Guidalberto si sporse dal balcone e per un poco gli incolti capelli castani gli scivolarono lungo il viso.
"E' una bella giornata" mormorò a sua moglie, in cucina, e per un attimo un breve raggio di sole fece brillare i suo occhi verdi smeraldo. 
" Già - rispose la moglie - adesso però vieni qui, dobbiamo andare a correre per smaltire i grassi!"
Guidalberto tornò dentro a malincuore, portandosi un attimo una mano sulla fronte a mo' di reietto, nascondendo con le dita l'enorme neo che gli separava le sopracciglia.

Comprì? Bello, vero?  E questo era solo un esempio: pensate alla descrizione caratteriale di un personaggio fatta in questo modo! Ad esempio, invece che dire Carletto è dispettoso, potete far incontrare al piccolo Carletto un altro bambino, e fargli rubare il giocattolo di quest'ultimo. In questo modo non farete mai una descrizione di Carletto, né userete mai l'attributo dispettoso, eppure il lettore capirà chi è Carletto e come si comporta con gli altri. Ed è anche una descrizione molto più reale, in cui il lettore di immedesima maggiormente.
Infine, bisogna ovviamente essere equilibrati. Non usate mai lo stesso tipo di descrizione per tutti. C'è chi necessita di una descrizione diretta, mentre alcuni personaggi sono migliori se presentati indirettamente e a seconda degli eventi e dei loro comportamenti. Anche nello scegliere il metodo, non siate mai troppo rigidi: l'originalità si fa anche mettendo elementi diversi nella stessa opera.

giovedì 26 aprile 2012

Aggiornamento - Layout modificato e visite... inaspettate!

Piccolissimo aggiornamento: ho dovuto diminuire notevolmente la larghezza del blog. Il perché è presto detto: per la prima volta ho visitato il blog dal PC famigliare, che dispone di monitor in 4:3 invece che un più moderno 16:9. E mi sono accorta che, in questo modo, il blog non si vede nella sua interezza, anzi, è particolarmente snervante fare avanti e indietro con la scroll-bar... Lo so, non ci avevo mai pensato prima, quindi in tutta probabilità sono un'idiota. Ma meglio tardi che mai (e poi, chi l'ha detto che non è colpa di voi povevacci lavovatovi se avete un 4:3 invece che un monitor decente?). Avverto: non so quanto resisterò.
In secondo luogo, ho modificato leggermente il layout del blog inserendo delle pagine, dato che il tutto cominciava a sembrarmi "soffocante". La mia presentazione, ora, ha una sezione a parte.
Infine, noterete la mia libreria di aNobii sulla sinistra... se volete visitatemi e chiedetemi pure l'amicizia!

Ed ora ecco una chicca: grazie al nuovo design di Blogger, sono venuta a scoprire che Arte parla di Arte ha ricevuto le visite più disparate! In particolare, i Russi e i Tedeschi sembrano amarmi particolarmente...


Non me lo immaginavo nemmeno. Sono arrivata persino oltreoceano! Certo, questa gente probabilmente non capisce ciò che scrivo... ma sono contenta ugualmente! E, per ringraziare tutti, ho scritto un messaggio in Google Translate, in modo da coprire tutte le lingue citate nelle statistiche:

Ciao, straniero! Grazie per la visita! 
Привет, незнакомец! Спасибо за посещение!
Hallo, Fremder! Danke für Ihren Besuch!
Hello, stranger! Thaks for the visit!
Привіт, незнайомець! Дякуємо за відвідування!
Bonjour, étranger! Merci de votre visite!
Olá, estranho! Obrigado pela visita!
Hallo, stranger! Bedankt voor uw bezoek!
Buna ziua, străin! Multumesc pentru vizita!

Chissà se vedranno mai il mio messaggio... Io lo spero! Anche perché mi sono impegnata per trovare tutte le lingue (a parte per la Svizzera, è ovvio). Quindi vi lascio, per oggi, con questo saluto plurilingue! CIAO!!! 

mercoledì 25 aprile 2012

Lezione 10 - Come iniziare

Per non smentirmi mai, come al solito procedo disordinatamente. Ho fatto una piccola lezione su come finire un lavoro... ma poi mi sono accorta che mancava il come iniziarlo. Errore imperdonabile.
Ebbene, cercherò di redimermi ai vostri occhi parlandovi ora di questo argomento.
Dunque, first of all, inquadrate bene l'intera storia. E' di vitale importanza questo passaggio. Sì, è vero, esistono autori, anche molto famosi, che scrivono di getto, e lo fanno pure bene. Ma in ogni caso ritengo sia meglio avere sempre le idee chiare su dove si vuole andare a parare.
Quindi, come dicevo, inquadrate l'intera storia. Scrivetevi i passaggi fondamentali, i vari aneddoti che avete in mente e ordinateli cronologicamente. Potete usare una mappa, uno schema... io, che non ho mai amato riquadretti e frecce, solitamente uso un semplice elenco puntato. Più punti avete in mente, più la storia prende forma sotto i vostri occhi. I punti che non vi convincono, meditateli accuratamente, fino a quando non sarete soddisfatti del procedere della trama.
In più, non commettete mai l'errore di sottovalutare l'importanza dei personaggi! Sono loro che fanno la storia, non il contrario. Quindi anche loro meritano di essere pensati prima di essere buttati allo sbaraglio in una trama. Pertanto, consiglio vivamente di fare per ognuno di loro una piccola scheda. Scrivete tutto quello che sapete su di loro: nome, cognome, soprannomi, età, altezza, capelli, occhi, aspetto, breve biografia, carattere. TUTTO! In questo modo potrete evitare quella spiacevolissima sensazione che prende gli scrittori quando si accorgono di essere partiti con un protagonista dagli occhi azzurri e la pelle chiara per poi arrivare alla meta con un Magrebino. Ho reso l'idea?
Quindi, riepilogando: fate uno schema o un'elenco degli eventi che avete in testa. Tutti, anche quelli che sembrano poco importanti, farete sempre in tempo a toglierli in fase di scrittura. E non sottovalutate i personaggi! A breve la prossima lezione, che riguarderà proprio loro e vi aiuterà a "capirli" e anche a concepirli meglio.


giovedì 12 aprile 2012

Post del tutto inutile... ma forse neanche tanto.

Salve a tutti, amati lettori. Spero abbiate passato una buona Pasqua... e possibilmente senza uccisioni di conigli di cioccolato, in quanto, dovete sapere, sono fondatrice dell'associazione no-profit Pro.Co.Ciock. (Protezione Conigli di Cioccolato). Se volete tesserarvi, non dovete fare altro che chiedere, oppure cercate l'associazione su facebook.
Ora, a parte gli scherzi, mi dispiaccio di non essermi fatta sentire per un po'... ma sapete, le vacanze me le sono prese anche io, e ho messo da parte internet per qualche giorno. Vi farà piacere sapere che ho aperto il pc solo per scrivere, dato che questo, per mia fortuna, è un periodo ispiratissimo! E se non vi fa piacere... amen, me ne farò una ragione.
Il giorno di Pasqua ho fatto un giro nei pressi di Bobbio, nel Piacentino. Posto carino, devo dire, calmo e accogliente, con delle belle colline. I miei zii hanno una casa lì, quindi ho passato la domenica immersa nel verde (come se a casa mia non ce ne fosse abbastanza), in compagnia di parenti e cani di ogni razza e taglia.
A proposito di cani... non ho mai dato il benvenuto ufficiale al mio nuovo piccolo Golden Retriever pestifero: Artù, soprannominato Teppista Tappo. Usate la vostra immaginazione per capire il significato di quest'ultimo appellativo; sappiate solo che la carta igienica sparsa per tutta casa è uno dei motivi che mi ha indotto a descriverlo così, e anche i calzini scomparsi misteriosamente c'entrano qualcosa.
Benvenuti anche a Tino e Leo, i due nuovi barboncini cuccioli (minuscoli è un eufemismo) dei miei zii.
E benvenuta anche alla mia patente, al sicuro nel mio portafoglio, nuova di zecca. Mi aspetto applausi da tutti voi per aver superato anche questo!
E sì, sono andata a vedere Titanic in 3D. Problemi?
E mi sono messa ad armeggiare con la borsa mondiale per sbarcare il lunario.
E...
Ok, direi che per ora è meglio finirla.
Che altro dire? Questo è un post del tutto inutile, e per far sì che rimanga tale mi devo assolutamente astenere dal dare informazioni che possano anche solo lontanamente aiutarvi in qualcosa. Quindi... ADIOS!!!


AH, NO!!! Pensavate di schivarvela?
Già, perché anche se questa non è una lezione, vorrei cercare di trasmettervi qualcosa. Qualcosa che io sento veramente e che, con la Pasqua, si è fatta ancor più sentire, ovvero i diritti per gli animali.
Avrete sicuramente sentito parlare di Green Hill, dello scandalo che ne è seguito e tutto il resto. Dovete sapere che dietro a tutto questo c'è anche l'apposita associazione, la LAV (Lega Anti-Vivisezione). Stanno facendo firmare in tutta italia petizioni per far sì che su tutto il territorio nazionale le sperimentazioni animali, soprattutto di creme e cosmetici vari, siano abolite. E direi che sarebbe anche ora!
Non pretendono soldi (offerta del tutto libera, e a volte anche "divertente": io ho comprato l'uovo di cioccolato). Non pretendono nemmeno che ci si iscriva all'associazione. Basta solo la vostra firma.
Credo che ci siano tante cose per cui si dovrebbe lottare, al mondo. I bambini del Terzo Mondo, le malattie... cerco di aiutare tutti, saltuariamente, nonostante l'economia famigliare remi contro. Ma so che non si può fare tutto, e io ho scelto la mia causa, che non è meno importante, perché di esseri viventi stiamo parlando, e tra l'altro molto più indifesi di qualsiasi umano.
Non sono vegetariana, e non posso definirmi certo "animalista" nel vero senso della parola. Sono solo una persona che ama gli animali, che è contro la fabbricazione di pellicce, e che crede che nessun essere vivente, nemmeno una mosca, debba mai essere utilizzato per scopi tanto assurdi come la sperimentazione di trucchi e creme, con sua infinita sofferenza e, spesso, anche morte.
Quindi vi invito, se volete, ad apporre una firmetta e a sostenere questa causa. Gli amici pelosi, e tutti i Beagle di quell'inferno di Green Hill ve ne saranno grati!

mercoledì 28 marzo 2012

Lezione 9 - Come finire il proprio lavoro

Ancora una volta ho notato, tanto su di me quanto sugli altri "apprendisti scrittori", che spesso diventa faticoso portare a compimento i propri scritti, soprattutto se sono lunghi e complicati. Ovviamente è facile capire perché: al giorno d'oggi non siamo più ricchi nobili che possono dedicarsi quasi esclusivamente alla scrittura. Abbiamo un miliardo di altre cose da fare, chi più chi meno, ovvio... ma ci sono molte altre cose a cui pensare, non sempre si ha il tempo di dedicarsi alla propria passione. Ed è del tutto normale che arrivino periodi di poca ispirazione, di svogliatezza, potremmo anche dire.
A me è capitato spesso: periodi di mesi e mesi in cui non c'è un minimo di voglia, neanche una flebile scintilla, un'idea... niente. Ma ho imparato che, di solito, questi periodi passano sempre. Possono essere lunghissimi, ma l'importante in quei casi è semplicemente fermarsi. Se vi viene questo blocco dello scrittore, è perché siete stanchi e non è un buon momento per fare un bel lavoro. Quindi riposatevi, non dovete assolutamente obbligarvi a scrivere: verrebbero fuori delle pagine che non soddisfano. Né voi né gli altri.
Pertanto, appurato che le pause si possono, anzi, si DEVONO prendere, parliamo invece del caso inverso, quando l'ispirazione c'è, ma non avete più voglia di quella specifica storia. Anche qui, non spaventatevi, è normale: se la storia è lunga e ci state lavorando da tanto, mi stupirei del contrario. In questo caso, come portare a termine il lavoro? Beh, dato che qui non è un problema di ispirazione, potete obbligarvi a continuare su quella storia per finirla. E potete farlo in un modo molto semplice: tagliate fuori tutto il resto. Se vi viene in mente un altra storia, non iniziatela assolutamente! Dovete rimanere fissati, calcificati, cementificati su quello che state scrivendo. Intanto pensate pure ad altre storie, ma non scrivetele. Obbligatevi a finire quello che state facendo, solo dopo potrete fare qualcos'altro.
Altra piccola strategia: quando scrivete una storia, andate in ordine cronologico. Ovvero non scrivete prima una scena che vi piace, ma che si dovrebbe trovare negli ultimi capitoli. In questo modo, infatti, vi toglierete tutto il bello della storia, e vi rimarranno da scrivere tutte insieme quelle parti meno interessanti, che non avrete voglia di scrivere ma che se non scrivete non vi permetteranno mai di portare a termine il lavoro. Quindi, temporeggiate, agognate ciò che vorreste scrivere: in questo modo andrete anche molto più veloci, perché desiderate arrivare alle parti clou. Capito?
Ovviamente ciò non vuol dire che un lavoro non possa essere abbandonato se non interessa più, o ci si è accorti che non corrisponde più col progetto originale. Io parlo di quei lavori che interessano ancora, che si vorrebbe finire, ma che ormai sono stati tirati troppo per le lunghe. Di solito è un problema comune a chi è piuttosto lento a scrivere, come me, chi è fissato coi particolari.
Quindi avete capito: se tendete ad iniziare storie e a non finirle, fissatevi su una, dimenticate per un attimo il resto, e andate assolutamente in ordine nello scrivere! Il che vi incentiverà parecchio, garantito. Il più grosso problema sta nella forza di volontà, ma bisogna riuscirci, altrimenti si rischia di lasciare dietro di sé solo uno stuolo di racconti frammentari ed interrotti.